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SOCIETA' - SOCIETA' PER AZIONI - RESPONSABILITA' DEI SINDACI (SENTENZA N. 2538 DEL 08/02/2005)

SOCIETA' - SOCIETA' PER AZIONI - RESPONSABILITA' DEI SINDACI

SENTENZA N. 2538 DEL 08/02/2005

(Sezione Prima Civile, Presidente A. Saggio, Relatore R. Rordorf) 

Importante arresto della I Sezione civile in tema di responsabilità dei sindaci delle società. La mancata impugnazione da parte dei sindaci di una società di capitali della delibera dell'assemblea, che approva un bilancio di esercizio redatto in violazione dei principi stabiliti dal codice civile, può fondare la loro responsabilità ex art. 2407 cod.civ., anche se essi abbiano assunto la carica soltanto in occasione della sua approvazione. Secondo la Corte, infatti, il documento contabile è destinato a spiegare i suoi effetti anche sull’esercizio successivo, mentre il controllo sull’osservanza della legge, al quale i sindaci sono tenuti, ha ad oggetto anche la legittimità delle delibere assembleari, specie se adottate all'esito di un procedimento nel quale si inseriscono precedenti atti degli amministratori, essendo peraltro espressamente attribuita ai sindaci la legittimazione all'impugnazione delle delibere assembleari. Con questa stessa sentenza la Corte si è inoltre innovativamente occupata dei criteri di determinazione del danno nell’azione di responsabilità. La I Sezione ha in proposito statuito che nel caso di esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dei sindaci di una società di capitali, sottoposta a procedura concorsuale (nella specie a liquidazione coatta amministrativa), il danno loro imputabile non può essere identificato nella differenza tra attivo e passivo accertato in sede concorsuale, sia in quanto lo sbilancio patrimoniale della società

insolvente può avere cause molteplici, non tutte riconducibili alla condotta illegittima dell'organo di controllo, sia in quanto questo criterio si pone in contrasto con il principio civilistico che impone di accertare l’esistenza del nesso di causalità tra la condotta illegittima ed il danno. Tuttavia, il criterio ancorato alla differenza tra attivo e passivo può costituire un parametro di riferimento per la liquidazione del danno in via equitativa, qualora sia stata accertata l'impossibilità di ricostruire i dati con la analiticità necessaria per individuare le conseguenze dannose riconducibili al comportamento dei sindaci, ma, in tal caso, il giudice del merito deve indicare le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti pregiudizievoli riconducibili alla condotta dei sindaci, nonché, nel caso in cui la condotta illegittima non sia temporalmente vicina alla apertura della procedura concorsuale, la plausibilità logica del ricorso a detto criterio, facendo riferimento alle circostanze del caso concreto.
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