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RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO - LEGGE PINTO – DURATA DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE (SENTENZA N. 272

RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO - LEGGE PINTO – DURATA DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE

SENTENZA N. 2727 DEL 10/02/2005

(Sezione Prima Civile, Presidente U. R. Panebianco, Relatore L. Macioce)

La disciplina dell'equa riparazione per la durata irragionevole del processo, di cui alla legge 24 marzo 2001, n. 89, trova applicazione anche con riferimento alla procedura fallimentare. In relazione ad essa, eventuali lunghe e complesse fasi contenziose, dirette all'acquisizione di attività alla massa, ben possono trovare adeguata considerazione, da parte del giudice, nell'ambito della valutazione della “complessità del caso”, ai sensi dell'art. 2, secondo comma, della legge citata. La complessità del caso deve considerarsi senz'altro sussistere allorquando nel procedimento concorsuale si susseguano azioni articolate promosse dalla curatela verso terzi, mentre vanno addebitati ad esclusiva insufficienza dell'Amministrazione (e ridondano in termini di irragionevolezza dei relativi tempi) le inerzie o i ritardi della curatela stessa nel promuovere le necessarie azioni di recupero di attività alla massa. In questa prospettiva, affinché la durata irragionevole delle azioni parallele o incidentali rispetto alla procedura concorsuale venga ad essere calcolata come incidente nella valutazione della durata complessiva, occorre che la parte interessata ad evidenziare siffatta rilevanza lo abbia fatto e lo riproponga in sede di impugnazione con un concreto e specifico riferimento alla vicenda processuale, e non in modo astratto. Infatti, sebbene non competa alla parte attrice nel giudizio di equa riparazione l'onere di provare le ragioni processuali di ingiustificabile ritardo

della lite, alla stessa tuttavia incombe l'onere di dedurne quantomeno la semplicità o di allegare inerzie e neghittosità del curatore nel promuoverla. E tali deduzione ed allegazione sono certamente ben possibili alla parte tanto nella sede della richiesta di merito, quanto (ed ancor più, stante il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione nella indicazione della situazione di fatto assunta a premessa della auspicata valutazione giuridica) nel giudizio di impugnazione in sede di legittimità.
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