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TRIBUTI – FONDAZIONI BANCARIE – ESENZIONE DALLA RITENUTA SUI DIVIDENDI – CONFIGURABILITA’ COME AIUTO

TRIBUTI – FONDAZIONI BANCARIE – ESENZIONE DALLA RITENUTA SUI DIVIDENDI – CONFIGURABILITA’ COME AIUTO DI STATO – LIMITI

SENTENZA N. 27619 DEL 29/12/2006

Cassazione

In tema di agevolazioni tributarie, e con particolare riferimento al regime agevolativo delle fondazioni bancarie, le Sezioni Unite, a seguito della sentenza della Corte di giustizia comunitaria del 10 gennaio 2006, hanno affermato il principio secondo il quale la gestione di partecipazioni di controllo sull’impresa bancaria (o su impresa di cui è titolare un’impresa facente parte di una holding), ovvero l’acquisizione e gestione di partecipazioni di altre imprese, da parte delle fondazioni bancarie attraverso una propria struttura organizzata, nella vigenza del regime di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, e al d.lgs. 20 novembre 1990, n. 356, è idonea a far ritenere tali soggetti come imprese, ai fini dell’applicazione del diritto comunitario della concorrenza, salva la dimostrazione, il cui onere incombe al soggetto che invoca l’agevolazione, che tale attività, considerati i fini statutari, gli eventuali accordi parasociali aventi ad oggetto l’esercizio del diritto di voto o danti luogo ad un’influenza dominante, anche congiunta, sulla gestione della banca conferitaria o di altre imprese, e anche il complesso delle attività effettivamente espletate nel periodo d’imposta, abbia un ruolo non prevalente o strumentale rispetto alla provvista di risorse destinate all’esercizio di attività sociali, di beneficenza o culturali; in ogni caso, ai fini del riconoscimento dell’esenzione dalla ritenuta sui dividendi da partecipazioni azionarie, di cui all’art. 10-bis della legge 29

dicembre 1962, n. 1745, introdotto dall’art. 6 del d.l. 21 febbraio 1967, n. 22 (convertito in legge 21 aprile 1967, n. 209), occorre la dimostrazione che tali attività abbiano costituito le uniche espletate dall’ente. Pertanto, il giudice di merito, all’esito del predetto esame, ove ritenga che la misura costituisca un aiuto di Stato e la Repubblica Italiana non abbia seguito la procedura di cui all’art. 88, comma 3°, del Trattato CE, ritenuta l’illegalità della misura di aiuto, deve disapplicare le norme nazionali e dichiarare non spettante l’agevolazione.
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